L’ANTICO OSPITALE DI SAN GIACOMO ATTRAVERSO LA STORIA

Tratto da “L’ospitale e la confraternita del ponte di S. Giacomo della Dozola – nel territorio di Montetortore di Ezio Trota 1983

L’Ospitale e la confraternità del ponte di S. Giacomo della Dozola

Durante il Medio Evo sono sorti nel nostro Appennino numerosi hospitalia per offrire, in uno spirito di carità e fraternità cristiana, assistenza spirituale ed ospitalità ai pellegrini e ai viandanti.

Fra essi ha avuto uno sviluppo particolarmente fiorente nella prima metà del secolo tredicesimo (come risulta dalla documentazione esistente presso l’archivio capitolare di Modena), quello di S. Giacomo della Dozòla – detto anche di Ronco Rainerio o di Prabarati – situato nel territorio di Montetortore; di presumibile fondazione matildica e sotto il potere giurisdizionale del Vescovo di Modena, era gestito da conversi addetti anche alla manutenzione e custodia di un ponte sull’antico percorso stradale che, distaccandosi dalla via maestra che seguiva il confine fra i territori di Modena e Bologna, portava al castello di Montetortore. Non si hanno prove documentarie sull’epoca di fondazione, ma è da tenere presente che il territorio di Montetortore era stato possedimento matildico, ed è noto il fervore religioso di Matilde nel fondare istituzioni benefiche ed assistenziali nell’ambito dei suoi domini. La zona in cui si trovava l’ospizio era anche luogo di frontiera come si rileva dalla ricognizione dei confini fatta dal Comune di Bologna nel 1220.

Il patrimonio fondiario

Il primo documento storico si riferisce all’anno 1186 quando il prete Guido acquista per conto dell’ospitale di S. Giacomo di Ronco Rainerio un castagneto in località Berzo. Si succedono, poi, dal 1190 al 1236, altri atti di donazione e di acquisto che incrementano sempre più il patrimonio fondiario dell’ospizio stesso.

Per esso agiscano, oltre al prete Guido (1186), un certo Boto (1190), il converso Allegretto ( 1209), i conversi Lazzaro ed Allegretto (1210), il prete Giovanni (1219), il converso e poi massarettore Teuzobono (cal 1213 al 1236), il converso Guglielmino (1233)

I terreni sono situati prevalentemente nel distretto di montetortore ed in particolare in località Ronco Rainerio (denominata anche Dozòla a Prabarati) e più raramente nei territori di Montalbano e Montalto. Dozòla o Duzòla indica tuttora nel dialetto locale una piccola doccia di legno o di pietra utilizzata per raccogliere ed incanalare una sorgente d’acqua: a poche decne di metri dall’attuale casolare S. Giacomo di Montetrtore esiste ancora oggi un’abbondante sorgente. La locuzione Ronca Rainerio significa una località disboscata e dissodata appartenente a Rainerio. E un Rainerio, figlio di Bonaccorso e Mambilia da Sassadella, nonché fratellastro del più famoso Azzo da Frignano, riceve nel 1214 l’investituta feudale da parte del Vescovo Martino di alcune terre situate nel plebanato di Simelano che comprendeva il distretto parrocchiale di Montetortore; forse è lo stesso rainerio che nel “Codex pensionarius” della mensa vescovile viene nominato fra i feudatari di Guglielmo, vescovo di Modena dal 1222 al 33

Le donazioni sono effettuate specificando talvolta le motivazioni con le classiche formule: pro anima mea et meorum parentum atque pro remissione peccatorum meorum, pro amore Dei et anima patris mei, pro remedio anime nostre, ecc

In qualche caso il venditore conserva la disponibilità del suo bestiame, il diritto di tagliere alberi ( facere runkun) e di far legna dopo la raccolta della granaglie, oppure il diritto di far pascolare il bestiame, di tagliare alberi e sterpi all’epoca usuale.

La confraternità dell’ospitale e del ponte

Già in un documento del 1218 risulta l’esistenza di un sodalizio, quando cioè viene citata la proprietà di Teuzobono e dei suoi confratelli ( quorum consortum). Ma la conferma che i conversi di S. Giacomo costituiscono una confraternità laicale addetta al servizio presso l’ospitale e alla manutenzione di un ponte si ha nel 1233 quano il vescovo di Modena nomina, de voluntate et consenso fratrum de ponte et ospitalis Sancti Jacobi de la Duçola, massaro il prete Giovanni.

In questa occasione il vescovo ordina che anche i proprietari di terreni vicini al torrente (super fluvium) devono contribuire ai lavori di manutenzione del ponte. Il fiume in questione non può trattarsi del Samoggia, perché situato in un’altra vallata e ad una certa distanza dell’ospizio, ma di un suo affluente di sinistra, cioè del torrente che origina dalla sorgente locale (Dozòla) e che scorre incassato fra il Monte Acuto di Zocca e l’altopiano di S. Giacomo (rio delle Selve e delle Mavòre). Su questo torrente passava l’antica strada pubblica che, caduta il disuso dopo l’apertura della via Farini, è stata recentemente riattivata conservando in parte la denominazione Mavòre (dal latino maior); si trattava pertanto di una “strada maggiore” di grande comunicazione per raggiungere il castello di Montetortore.

Prescrive inoltre che per l’ammissione di conversi o di converse occorre una preventiva autorizzazione vescovile e che il servizio presso l’ospitale deve spettare esclusivamente ai confratelli stessi. Sia i confratelli del ponte che dell’ospitale dovranno costituite una sola confraternita (item precepit fratribus pontis et ospitalis quod magis in perpetuum debeat esse in una fraternitate et in una societate pontis et ospitalis): potrebbe sembrare da queste disposizioni che esistessero due distinte confraternite – una del ponte e una dell’ospitale – ma che , per intervento del vescovo, esse vengano unificate o forse riunificate. Il culto di S. Giacomo Apostolo, particolarmente diffuso nei secoli 11º e 12º, ha dato origine dell’Ordine religioso-cavalleresco degli Ospedalieri e “pontefici” di Altopascio, gli ospitali e alle confraternite “del ponte” il cui scopo precipuo era la costruzione di ponti ( al posto dei preesistenti guadi) e la loro manutenzione lungo gli itinerari dei pelligrinaggi per Santiago di Compostella. I ponti erano considerati opere pie perché “utili alla posteriorità e di conseguenza gradite a Dio” questa societas, fraternitas o capilutum di S Giacomo della dozòla è una fra e più antiche confraternite laicali istituite in territorio modenese per svolgere anche un servizio di carattere sociale e di pubblica utilità.

Nel 1234 i conversi, definiti confratelli dell’ospitale (homines isti de capitulo ospitalis de Duçola), danno un mandato di procura a Guiglielmino appartenente alla loro stessa cofraternita ( de eodem capitulo).

I rettori e i massari

Il converso Teuzobono da Montetortore, delegato ad accettare donazioni e ad acquistare terreni nella gran maggioranza dei casi, viene citato anche come rettore dell’ospizio negli anni 1232 e 1233.

Nel 1233 il vescovo di Modena (Guglielmo di Savoia) nomina massaro il prete Giovanni da Montalbano (che già nel 1219 era procuratore dell’ospitale) ordinandogli di ben amministrare il patrimonio, di provvedere al vitto e al vestiario dei confratelli; a quest’ultimi prescrive di ubbidire a Giovanni fino alla festività di S. Michele dell’anno successivo ed eventualmente anche in seguito.

Ma dopo un anno, per l’insorgenza di vertenze con il prete Giovanni i conversi eleggono all’unanimità il confratello Teuzobono alla carica di massaro e fattore promettendogli ubbidenza er un periodo di tre anni.

(Anche nel 1253 interviene direttamente il vescovo (Alberto Boschetti), il quale nomina massaro ad amministratore Marco da Montetortore, già chierico della chiesa annessa all’ospizio; ordina nel contempo a Siboldino, arciprete della pieve di Semelano e suo rappresentante, di dare a Marco il posesso materiale sia della chiesa che dell’ospizio, che viene eseguito dopo pochi giorni.

Al 1232 risale l’unica documentazione sull’ingresso di due coniugi nella comunità di S. Giacomo in qualità di conversi: Enrichetto da Montetortore e sua moglie Vivolla offrono se stessi, due parti di un podere e tutto quanto è di loro proprietà (eorum mobilitia et immobilia) al rettore Teuzobono a favore dei confratelli (pro conversis); all’atto notorile presenziano come testimoni i conversi Tebaldo – con la propria moglie Gisla – , Marchese ed Allegretto.

Nel 1234 sei conversi – Tebaldo, Allegretto, Sassolino, Enrichetto, Rosso e Marchesino – eleggono il confratello Guglielmo da Val di Sasso loro procuratore nelle cause che l’ospizio ha in corso o avrà, in particolare con il prete Giovanni.

Dopo due anni la comunità comprende 9 conversi e 3 converse: Teuzobono, Allegretto, Marchesino, Sassolino, Berto, Nascimbene, Rosso, Bernardo, Gisla, Aldilia ed Isabella.

Vicende successive al 1253

Dopo il 1253 l’ospizio di S. Giacomo non è più ricordato fra i documenti dell’Archivio Capitolare; esso viene tuttavia elencato nel catalogo delle chiese modenesi del 1291 (Hospitale de Duçola) e nell’estimo ecclesiastico dei 1320 ( Hospitale de Laduçola, Ext. Vigenti quatuor libras must.) sotto la diretta guirisdizione dell’episcopato modenese.

Nel 1375 inoltre “i frati dell’ospitale di S. Giacomo” (cioè i confratelli della Dozòla) versano 4 lire alla Camera Vescovile er una grazia ottenuta.

Non si hanno più notizie, in seguito dell’ospitale, mentre la chiesa di S. Giacomo risulta nel 1562 sine cura ed unita a quella di S. Geminiano di Montetortore. L’esistenza di una chiesa di S. Giacomo annessa all’ospizio è documentata fin dal 1232: Actum in ecclesie dicti hospitalis. La denominazione sine cura appare per la prima volta in una bolla di papa Pio 6º del 5 novembre 1562 riguardante la concessione in enfiteusi dei beni parrocchiali di Montetortore. Successivamente diventa oratorio fino ai prii anni del secolo scorso.

Con il passare degli anni S. Giacomo diventa, sull’altopiano omonimo, un caseggiato rustico di proprietà della Curia Arcivescovile di Modena, che conserva ancora le tracce di un’antica costruzione (ed in particolare alcue pietre angolari sul lato sud-ovest) In questa zona è sempre stata viva la devozione popolare per S. Giacomo che ha portato ad istituire nel 1609 l’omonima fiera in occassione della sua ricorrenza – 25 luglio- nella vicina località di Zocca (A.S.Mo, Carteggio dei Rettori, Montetortore è stata consacrata, oltrechè a S. Geminiano ed a S. Teresa di Gesù, a S. Giacomo. Dal 1995 è proprietà del Comune di Zocca che lo restaura. Nella parte bassa trova sede il Museo del Castagno e il Museo laboratorio del Borlengo e nella parte superiore L’Ostello.